CANTAMI D’AMORE

Con Edoardo Prati

Scritto da Edoardo Prati, Manuela Mazzocchi e Enrico Zaccheo
Regia Enrico Zaccheo

“Cantami d’amore” è il primo spettacolo di Edoardo Prati, classe 2004, studente che traduce la vita attraverso la sua passione: i grandi classici della letteratura.
Dopo aver conquistato tutte le generazioni sui social, Edoardo porta sul palcoscenico la naturalezza del suo racconto e intraprende un viaggio nella letteratura e nella musica, attraverso le parole che i grandi poeti hanno scelto nel tempo per cantare d’amore. Lo spettacolo mescola in maniera unica e delicata la visione delle cose di Edoardo alle pagine più belle della letteratura classica e della musica da Tasso a Battiato.
Siamo parte di un mosaico esteso e secolare, non siamo i primi e non saremo gli ultimi in balia dell’ingovernabilità e delle contraddizioni dei sentimenti.
Dopotutto L’amore è la cosa meno fascista che esista.
L’amore è la cosa piu’ politica

Edoardo Prati è un giovane appassionato di studi classici che ha trovato sui social un modo innovativo e dinamico per condividere la sua passione.
Dall’antica Grecia a Roma, fino ai grandi pensatori moderni, Edoardo offre ai suoi follower inediti spunti di riflessione collegando epoche diverse svelando l’inaspettata attualità del pensiero antico.
Il suo talento è quello di rendere accessibili a tutti, attraverso i social, temi e pensieri complessi aprendo al suo pubblico le porte non solo dei classici della letteratura ma anche di filosofia, storia, arte e musica.

 

IL SINDACO PESCATORE

Con Ettore Bassi

Regia: Enrico Maria Lamanna

Tratto dall’omonimo libro di Dario Vassallo

Testi di Edoardo Erba

Raccontiamo la storia di un eroe normale, Angelo Vassallo, un uomo che ha sacrificato con la sua vita l’impegno di difendere e migliorare il suo territorio e le sue persone, con la sua opera di uomo semplice onesto e lungimirante attraverso l’inizio della sua carriera politica, i successi straordinari ottenuti nel Cilento nell’ottica del Bene Comune, compresa l’operazione Dieta Mediterranea assurta grazie a lui a Patrimonio dell’Unesco, fino al suo tragico epilogo. Ambientalista convinto, amato dai suoi concittadini, in una regione malata e straordinaria come la Campania, Vassallo era noto come il Sindaco Pescatore per il suo passato da pescatore, per l’amore del mare e della sua terra che nella sua attività di amministratore lo aveva sempre ispirato.
Esempio di rigore nel rispetto della legge con modi severi e fermi che però permettono di mantenere intatta la bellezza di uno dei luoghi più caratteristici del Cilento; emblematica la sua ordinanza di una multa fino a mille euro per chi viene sorpreso a gettare a terra cenere e mozziconi di sigarette: un solo mozzicone inquina un metro cubo di acqua per un anno intero.
La sera del 5 settembre 2010, mentre rincasava alla guida della sua auto, è stato barbaramente e vigliaccamente ucciso per mano di uno o piu assassini ancora oggi ignoti. Più di 500 persone tra sindaci, amministratori locali e semplici cittadini il 10 febbraio 2018 hanno marciato per dire no alla archiviazione dell’ inchiesta sull’ omicidio
dell’ ex sindaco di Pollica.
Lo spettacolo prodotto da Michele Ido con la regia di Enrico Maria Lamanna è interpretato da Ettore Bassi, su drammaturgia di Edoardo Erba tratta dal libro di Dario Vassallo ” Il Sindaco Pescatore ” e dai racconti di chi lo ha conosciuto e non lo vuole dimenticare.
Lo spettacolo prevede il coinvolgimento diretto di una decina di ragazzi delle scuole delle città dove si andrà in scena.
E’ andato in scena, tra gli altri, al teatro Quirino di Roma, al teatro Petruzzelli di Bari, al teatro San Carlo di Napoli a seguito di un forum sul tema: il ruolo dei Sindaci in prima linea contro le mafie. Inoltre nel 2023 alla giornata inaugurale della 40ma Assemblea Nazionale dell’ANCI a Genova alla presenza del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio.
Nel 2016 è andato in onda su rai uno il film tv su questa storia, interpretato da Sergio Castellitto.

TI HO SPOSATO PER IGNORANZA

Con Gianfranco Gallo

Regia: Gianfranco Gallo

Ritorna in Teatro dopo 15 anni quello che ormai è diventato uno spettacolo Cult grazie ai Social. Alcuni brani esilaranti tratti dalla commedia, su Youtube e su altri siti, hanno raggiunto milioni di visualizzazioni, cosa molto rara per piccoli frammenti di Teatro di prosa. Questa volta a raccogliere il pesante testimone del fratello Massimiliano che con Gianfranco formava una coppia unica, ci sarà suo nipote Gianluca Di Gennaro, che ha tutti i numeri per diventare un bravo compagno di improvvisazioni e di scambi comici.

La messinscena è un omaggio al Teatro dal quale proviene e dal quale è partito, quel Teatro comico napoletano di nobile tradizione che porta con sè come un fiore all’occhiello. Un Teatro i cui eroi furono Antonio Petito e la sua famiglia, Cammarano, Eduardo Scarpetta e tanti altri che traghettarono il palcoscenico partenopeo dalla Commedia dell’Arte ai testi di Eduardo e dei nuovi drammaturghi. Una antica farsa di Pasquale Petito è lo spunto per un esilarante spettacolo, il cui titolo originale, “’A scarrecavarrile” (“A Scarica barile”), spiega tutta la trama: storia di tradimenti e perdoni nel segno di una grande tradizione comica rinnovata, protagonista incolpevole un bastone da uomo che fa da asse per una serie di costruzioni comiche di grande eleganza ed efficacia. Il lavoro di Pasquale Petito ha interessato subito Gianfranco perché riferendosi a suo modo alla classica pochade francese e dunque allontanandosi dalle farse del più rinomato fratello Antonio Petito, anticipa lo stile e la forma di colui il quale fu forse il più grande
commediografo napoletano e cioè Eduardo Scarpetta. Gianfranco asserisce di essersi divertito a metterci del suo per cui lo spettacolo acquista modernità e forza nella rielaborazione, quasi una riscrittura per un testo del quale ha conservato lo spunto centrale che è poi la vera macchina teatrale dell’antica farsa. Una messa in scena di sicuro effetto che trascinerà lo spettatore in un’epoca, passata e indefinita allo stesso tempo, nella quale ritroverà una vis comica, un linguaggio e un’attualità del tutto originali e vicini al moderno sentire.

QUALCOSA E’ ANDATO STORTO

Con Carlo Buccirosso

Scritto e diretto da: Carlo Buccirosso

Corrado Postiglione, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare, ma non per questo sprovveduta ed accomodante, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata, ecco che arriva l’imponderabile, come un fulmine a ciel sereno, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma, la vera patrona della casa, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli, ma non quella della sua amata nipote, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti, persino a quelli dei suoi genitori, dello stimato e saccente cugino, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare, la casa dove Corrado era nato e cresciuto, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità, legittima o testamentaria che sia, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile, l’imponderabile, l’indifendibile…zio Dodò, alias Corrado Postiglione, l’avvocato delle cause perse, solo contro tutti, al centro di tutto, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita, forse la sua vita, e quella dei suoi clienti, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io, ma di certo non ve lo dirò…

L’Avaro immaginario

con NUNZIA SCHIANO

e con La Compagnia Luigi De Filippo (in o.a.) Luigi Bignone, Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Massimo Pagano, Fabiana Russo, Ingrid Sansone Regia di Enzo Decaro musiche Nino Rota (da “Le Molière Immaginarie”) musiche di scena ispirate a villanelle e canzoni popolari del 600’napoletanoscene Luigi Ferrigno costumi Ilaria Carannante disegno luci Luigi Della Monica assistente alla regia Roberto Fiorentino

 

Sinossi

Sette quadri, un prologo e un epilogo. È un viaggio nel teatro, quello di Molière in primo luogo, ma non soltanto… È anche un viaggio nel tempo quello del Seicento, un secolo pieno di guerre, epidemie, grandi tragedie ma anche di profonde intuizioni e illuminazioni che non riguardano solo “quel tempo. Ed è anche il viaggio, reale e immaginario, di Oreste Bruno e la sua Compagnia di famiglia, quella dei Fratelli dè Bruno da Nola, (discendenti del grande filosofo Giordano Bruno), una vera “carretta dei comici” viaggiante, tanto cara sia a Peppino che a Luigi De Filippo.

È il viaggio verso Parigi, verso il teatro, verso Molière ma anche una fuga dalla peste, da una terribile epidemia che ha costretto i Nostri a cimentarsi in un avventuroso viaggio verso un sogno, una speranza o solo la salvezza. Lungo il percorso, quando “la Compagnia” arriva nei pressi di un centro abitato, di un mercato o di un assembramento di persone, ecco che il “carretto viaggiante” diventa palcoscenico e “si fa il Teatro”.

E col “teatro” si riesce anche a mangiare, quasi sempre. Infatti, grazie agli stratagemmi di tutti i componenti della famiglia teatrale si rimedia il pasto quotidiano o qualche misera offerta in monete o, più spesso, qualche pezzo di animale, già cucinato, offerto come compenso della esibizione sul palco-carretto, manco a dirlo, delle opere di Molière (L’Avaro e il Malato Immaginario sono “i cavalli di battaglia” di cui vengono proposti i momenti salienti, opportunamente adattati al luogo e agli astanti). Gli incontri durante il viaggio, sorprendenti ma non tutti piacevoli, l’avvicinamento anche fisico a Parigi, al teatro di Molière, la “corrispondenza” che il capocomico invia quotidianamente all’illustre “collega”, la forte connessione tra il mondo culturale e teatrale della Napoli di quel tempo con quella francese (con Pulcinella che diventa Scaramouche), di Molière ma forse ancor più di Corneille (che si celerebbe sotto mentite spoglie dietro alcune delle sue opere maggiori) la pesante eredità del pensiero di uno zio prete di Oreste Bruno, Filippo detto poi Giordano, scomparso da alcuni decenni ma di cui per fortuna non si ricorda più nessuno, e la morte in scena dello stesso Molière poco prima del loro arrivo a Parigi, renderanno davvero unico il viaggio di tutta la “Compagnia di famiglia” commedianti d’arte ma soprattutto persone “umane”, proprio come la grande commedia del teatro, dove “tutto è finto, ma niente è falso”.

Note di regia

Il progetto nasce soprattutto da una curiosità ‘artistica’, a sua volta originata dalla costatazione che, a un certo punto della loro carriera, i De Filippo (Peppino e Luigi in particolare) hanno sentito l’esigenza di confrontarsi con il teatro di Molière e il suo genio innovativo, rimasto forse nel suo genere ancor oggi ineguagliato e vivissimo. A riprova, il fatto che, dopo oltre quattro secoli, in occasione della recente ricorrenza del quattrocentenario dalla nascita, si son tenute ovunque celebrazioni, studi e ricerche dedicate al suo teatro e alla sua mai tramontata “comédie humaine”. In particolare, “L’ Avaro”e“Il Malato immaginario” sono stati i due titoli a cui, una generazione dopo l’altra, i De Filippo, padre e figlio, hanno dedicato seppur con differenti approcci la loro attenzione, sia teatrale che umana, dal momento che per entrambi, come del resto per Molière, il confine tra la rappresentazione teatrale e la vita come teatro, anche vissuto nella realtà quotidiana, è stato davvero sottile.

Serata d’Onore con Isa Danieli

L’attrice si racconta e incanta il pubblico con il suo straordinario repertorio di monologhi e canzoni.
Isa si trasforma sempre. Ma non c’è da stupirsi dal momento che da quando ha cominciato a calcare il palcoscenico, da adolescente, la signora Danieli ha abituato il suo pubblico a infinite e perfette metamorfosi. Passa con tranquillità da nobildonna a procace e sensuale attricetta, dal ruolo di prostituta a regina, da buona a cattiva, fino a cattivissima. Protagonista del teatro
napoletano, ha intessuto la sua carriera fra magia e mistero,  legandosi professionalmente a grandi autori e grandi autrici e senza avere la minima idea di cosa fosse il look di un’attrice. Per questo piace: perché Isa Danieli, pur essendo la (più) grande interprete delle scene partenopee, ha
sempre l’aria della tua dirimpettaia, intenta a cucinare e a riassettare la casa. Luisa Amatucci, meglio conosciuta come Isa Danieli, è figlia d’arte. Sua madre, infatti, era Rosa Moretti, grande e indimenticabile voce di Radio Napoli, mentre suo padre era l’attore Renato Di Napoli, discendente di una dinastia di attori. I due non si sposarono mai e rimasero compagni per un certo periodo di tempo, almeno fino a quando andarono d’accordo, poi si separarono definitivamente. Zia dell’attrice Luisa Amatucci (star della soap opera Un posto al sole), contro il volere materno tenta la strada della recitazione, smettendo di studiare a 15 anni.  I primi passi sono sul palcoscenico proprio accanto alla madre e allo zio Gennaio Di Napoli nel campo della sceneggiata napoletana,
poi l’interesse per Eduardo De Filippo che già allora era in profumo di “maestro”, la spinge a scrivergli una lettera dove esprime il desiderio di lavorare nella sua compagnia, allegandogli una sua fotografia. La lettera arriva nelle mani di Eduardo che, una mattina, la fa chiamare dall’amministratore della compagnia, Carlo Algeri, il quale la invita a recarsi in teatro per un provino. Passato quello, avrebbe lavorato per Eduardo la notte stessa. Il provino riesce perfettamente e Isa Danieli quella sera stessa si trova a recitare in “Napoli Milionaria”, lavorando
contemporaneamente anche nella sceneggiata della madre e dello zio. Appena finite le repliche di “Napoli Milionaria”, Eduardo De Filippo la invita a rimanere all’interno della sua compagnia, anche
solo come comparsa per “Questi fantasmi”. La Danieli accetta e lega la sua vita a quella di De
Filippo che sarà il suo più grande mentore, dando origine a un lungo, litigarello e affettuoso
rapporto lavorativo che la fortificherà immensamente. Lo stesso regista scriverà apposta per lei
alcune parti da cameriera in “Mia famiglia” e “Bene mio, core mio”. Nel 1956, dopo “Dono di
Natale” (opera tratta da una novella di Cechov) e “Quei figuri di tanti anni fa” con Dolores
Palumbo e Geppino Natrelli, la Danieli lascia la compagnia stanca degli stessi ruoli che De
Filippo le propone e decide di darsi all’avanspettacolo spinta dal desiderio di imparare a cantare, a
ballare e a muoversi in scena, diventando padrona della propria personalità scenica, ma anche del
pubblico. La si ritroverà in reggiseno e con le gambe nude in moltissimi spettacoli, spesso accanto
a Nino Taranto, e da lì si sposterà alle regie di Roberto De Simone che nel 1976 la vorrà per “La
Gatta Cenerentola” – con un personaggio da antologia che la renderà definitivamente celebre -,
“Mistero napolitano” e “Festa di Piedigrotta”.

BENVENUTO IN CASA ESPOSITO

Con Giovanni Esposito 

scritta da Paolo Caiazzo, Pino Imperatore, Alessandro Siani

Liberamente tratta dal romanzo bestseller “Benvenuti in casa Esposito”

di Pino Imperatore (Giunti Editore)

Regia ALESSANDRO SIANI

 

Nessuno ha imposto a Tonino Esposito di fare il delinquente. Eppure lui vuole farlo a tutti i costi, anche se è sfigato e imbranato. Perché vuole mostrarsi forte agli occhi di tutti. E perché è ossessionato dal ricordo del padre Gennaro, che prima di essere ucciso è stato un boss potente e riverito nel rione Sanità, a Napoli.

Così Tonino, tra incubi e imbranataggini, resta coinvolto in una serie di tragicomiche disavventure che lo portano a scontrarsi con i familiari, con le spietate leggi della criminalità e con il capoclan Pietro De Luca detto ’o Tarramoto, che ha preso il posto del padre. E quando non ce la fa più, quando tutto e tutti si accaniscono contro di lui, va nell’antico Cimitero delle Fontanelle a conversare con un teschio che secondo la leggenda è appartenuto a un Capitano spagnolo.

Nel tentativo di riportarlo sulla strada dell’onestà, la capuzzella del Capitano si trasforma in un fantasma e si trasferisce a casa di Tonino. Dalla comica “collaborazione” tra i due nascono episodi esilaranti, che trovano il loro culmine nel periodo in cui Tonino, dopo aver messo nei guai ’o Tarramoto, viene messo agli arresti domiciliari dal capoclan e cade in depressione.

Intorno a Tonino, al Capitano e a De Luca si muovono altri personaggi memorabili: Patrizia, moglie di Tonino, donna procace e autoritaria; Gaetano e Assunta, genitori di Patrizia, che si strapazzano di continuo; Manuela, vedova del boss Gennaro, donna dai nobili sentimenti; Tina, giovane figlia di Tonino e Patrizia, che combatte la condotta illegale del padre.

In casa Esposito non manca una presenza animalesca: Sansone, un’iguana del genere meditans, che fa da contrappunto a tutti i divertenti momenti della commedia.

La commedia è un insieme di dialoghi irresistibili, colpi di scena e messaggi di grande valore etico, riporta gli aspetti più cafoni e ridicoli della criminalità, rispolvera la grande tradizione comica napoletana e fa ridere e riflettere.

Un modo nuovo di raccontare e denunciare la malavita, perfettamente in linea con i contenuti del romanzo bestseller “Benvenuti in casa Esposito”, che è stato un vero e proprio caso letterario. Un libro che ha scalato le classifiche grazie al passaparola e all’entusiasmo di migliaia lettori in tutta Italia e che è stato adottato da scuole, istituzioni pubbliche, associazioni antimafia, comitati civici, gruppi che si battono per la Legalità.

CIARLATANI

Con Silvio Orlando

Regia Pablo Remón

traduzione italiana di  Davide Carnevali  da Los Farsantes

e con (in o.a.) Francesca Botti, Francesco Brandi, Blu Yoshimi

scene Roberto Crea

luci Luigi Biondi 

costumi Ornella e Marina Campanale

aiuto regia Raquel Alarcón 

 

1.-

Ciarlatani” racconta la storia di due personaggi legati al mondo del cinema e del teatro. 

Anna Velasco è un’attrice la cui carriera è in fase di stallo. Dopo aver recitato in piccole produzioni di opere classiche, ora lavora come insegnante di pilates e nei fine settimana fa teatro per bambini. Tra soap opera televisive e spettacoli alternativi, Anna è alla ricerca del grande personaggio che la farà finalmente trionfare.

Diego Fontana è un regista di successo di film commerciali che si sta imbarcando in una grande produzione: una serie da girare in tutto il mondo, con star internazionali. Un incidente lo porterà ad affrontare una crisi personale e a ripensare la sua carriera. 

Questi due personaggi sono collegati dalla figura del padre di Anna, Eusebio Velasco, regista di culto degli anni ’80, scomparso e isolato dal mondo. 

 

2.-

“Ciarlatani” sono anche diverse opere in una: ognuno di questi racconti ha uno stile, un tono e una forma particolari. 

Il racconto di Anna ha uno stile eminentemente cinematografico, con un narratore che ci guida, e in cui sogno e realtà si confondono. La storia di Diego è un’opera teatrale più classica, rappresentata in spazi più realistici. E infine c’è, a mo’ di pausa o parentesi, un’autofiction in cui l’autore dell’opera a cui stiamo assistendo si difende dalle accuse di plagio. 

Queste storie sono raccontate in parallelo, si alimentano a vicenda, sono specchi degli stessi temi.

L’insieme è costruito con capitoli in parte indipendenti, che formano una struttura più vicina al romanzo che al teatro. L’intenzione è che “Ciarlatani” sia una narrazione eminentemente teatrale, ma con un’aspirazione romanzesca e cinematografica.

3.-

Infine, “Ciarlatani” è una commedia in cui solo quattro attori viaggiano attraverso decine di personaggi, spazi e tempi. Una satira sul mondo del teatro e dell’audiovisivo, ma anche una riflessione sul successo, sul fallimento e sui ruoli che ricopriamo, dentro e fuori la finzione.

 

Pablo Remón

VESUVIO THE LEGEND OF LOVE

Una sera di puro intrattenimento vi attende al Teatro Tasso. Uno spettacolo unico che mette in scena le canzoni e le danze che hanno reso celebre Napoli nel mondo, raccontando una storia d’amore eterna. 

Un musical all’insegna delle intramontabili canzoni napoletane, con 14 ballerini e 4 cantanti scritto e diretto da Massimiliano Gallo e Francesco Pinto.

 

Scritto e Diretto da Massimiliano Gallo e Francesco Pinto
Coreografie Ettore Squillace
Scene e costumi Clelio Alfinito, Francesca Romana Scudiero e Martina Gallo
Musiche Mimmo Napolitano
Organizzazione Rino Pinto
Produzione Dramart

 

La scrittrice e giornalista Matilde Serao per omaggiare la città di Napoli scrisse una serie di racconti sulle leggende e i miti della sua terra, tramandati da generazioni: una raccolta pubblicata nel 1891 intitolata “Leggende Napoletane”. E da una di queste Massimiliano Gallo, il regista, ha tratto ispirazione per mettere in scena musica e balli partenopei per una serata di magia.

La storia in scena è quella tragica e appassionante dell’amore tra un uomo e una donna che travalica le epoche e fa ancora emozionare. “La leggenda dell’amore” racconta della difficile relazione tra il cavaliere iracondo Vesuvio e la pia fanciulla Capri. Tra le famiglie dei due regna l’odio, e a nulla servono i tentativi di Vesuvio di proporsi come degno partito di Capri. La famiglia della giovane non vuole cedere, e piuttosto che darla in sposa al ragazzo preferiscono allontanarla e spedirla su un veliero in mezzo al mare. Capri, col cuore a pezzi, si getta nel Mediterraneo e si trasforma nell’isola che porta il suo nome, destinata a guardare per sempre l’amato Vesuvio, che, per la rabbia, si trasforma in un vulcano che erutta per dichiarare il suo amore.

Lo spettacolo di danza sarà accompagnato dalle più splendide canzoni della melodia napoletana.

Medley Anni 50: Guaglione / Anema e core / Ma tu vulive a pizza / Dove sta Zazà
Medley Carosone: Tu vuo’ fa’ l’american / Torero / ‘A sonnambula / Maruzzella / Lazzarella
Fenesta vascia
Mambo italiano
Michelemmà
‘O surdato nammurato
Reginella
Sciantose: Lilì Kangì / ‘a Frangese / Ninì Tirabusciò

IL VIAGGIO DEL PAPÀ

Con Maurizio Casagrande

Di: Maurizio Casagrande, Francesco Velonà

Regia: Maurizio Casagrande, Francesco Velonà

Con: Ania Cecilia, Michele Capone, Giovanni Iovino, Arianna Pucci.

 

Questa è la storia di un padre e di un figlio che non si conoscono. Provano un profondo fastidio l’uno nei confronti dell’altro, divisi da sempre dalle loro differenze. Il padre avrebbe voluto un figlio che gli somigliasse; pragmatico, efficiente e spregiudicato, sempre alla ricerca del successo personale, esattamente come lui. Invece gli è capitato un figlio sognatore, vacuo e incapace di realizzare qualunque cosa. Il figlio dal canto suo, avrebbe voluto un padre che non incarnasse rigidamente la figura genitoriale, ma che fosse senza pregiudizi nei suoi confronti, che avesse una visione più ampia e moderna del mondo. Due realtà che non si capiscono. Un padre ed un figlio che si danno la possibilità dell’incontro decidendo di fare un viaggio insieme, con la speranza che questa esperienza condivisa possa abbattere il muro che li divide. Durante il loro viaggio accadrà un evento straordinario che li porterà a cambiare la loro visione del mondo.